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Quale futuro dalla galassia dei Giovani Italiani nel Mondo

di Canuto Toso

La risonanza della Conferenza internazionale dei giovani, tenuta a Roma nel dicembre scorso, ci sollecita a riprenderne i messaggi espressi dai Gruppi di lavoro. Se ne parla un po' dovunque, da Vancouver a Zurigo, da Buenos Aires a Curitiba, da Sydney a Johannesburg. Fra le linee guida emerse dalla sintesi conclusiva, prevale il "principio dell'identità" per una integrazione multiculturale. P. Graziano Tassello, nell'intervista pubblicata sul Messaggero di Sant'Antonio, mese di marzo, fa notare che molti di questi giovani sono portatori di una identità plurima. Li accomuna il desiderio di approfondire il significato di italianità in funzione delle loro scelte di vita, unitamente alla lingua e alla cultura che non sempre si sentono interessati a conoscere". Il fenomeno lo si riscontra visitando le Comunità italiane all'estero, in particolare quando, nei massmedia, l'Italia perde di prestigio, e ancor più quando il suo governo delimita in maniera consistente i contributi finanziari per la promozione della lingua e cultura e soprattutto per la solidarietà a favore dei connazionali più disagiati. E ce ne sono! E qui ne risente fortemente la loro identità personale e familiare. Lo fa notare anche P. Tassello nella suddetta intervista, esortando a pren­derne atto all'interno delle Associazioni e Club. C'è bisogno di uno svecchiamento", sia fra i dirigenti delle associazioni come nei Partiti che solitamente si riflettono nei Comites. Gradualmente s'intende. Affidando alle seconde e terze generazioni compiti di loro competenza. I giovanotti di mezza età (come suoi dirsi), ma anche i trentenni, "hanno più volte dimostrato" scrive P. Graziano "di essere capaci di leggere gli avvenimenti e i fenomeni in una chiave del tutto nuova, con entusiasmo e prospettive per il futuro". Essendo membro del CGIE (Comitato Governativo Italiani all'Estero), egli ha più volte insistito "sul fatto che dobbiamo ascoltare le nuove generazioni italiane nel mondo". Abbiamo a riguardo degli spunti positivi da parte di Sezioni Trevisane che, oltre ad avere componenti giovanili all'interno dei rispettivi Comitati Direttivi, hanno pure dei Presidenti, uomini o donne. Aven­do essi una identità culturale plurima, quella di origine famigliare, che non di rado viene da matrimoni misti, e soprattutto quella che hanno acquisito nelle differenti scuole e università, in particolare quella identità che stan­no invero maturando nelle rispettive professioni, sono in grado di rendere più dinamiche e attraenti le iniziative delle nostre associazioni. Facendo indubbiamente tesoro della storica esperienza delle prime generazioni. Cioè dei loro nonni e genitori. Guai se non facessero riferimento alle loro radici storico-culturali. A che servono i grandi discorsi, come quelli tenuti nel Parlamento italiano, all'apertura della suddetta Conferenza, se poi non corrispondono alle attese delle nuove generazioni italiane all'estero, specialmente quelle che vorrebbero fare da lievito fra le loro rispettive e differenti identità culturali. Se venisse meno quella "integrazione" che salvaguarda la suddetta "plurima identità", perfino la nuova emigrazione di giovani (che numerosi in questi anni vanno all'estero per ragioni di studio o di professione multinazionale), sarebbe privata di quel necessario apporto per potersi inserire nel nuovo tessuto socio-culturale del Paese di accoglienza. Stando alla citata intervista sembra infatti che i rappresentanti di questa nuova emigrazione non siano stati inclini al dialogo con i giovani figli di emigrati... Non si è riusciti, afferma P. Tassello, ad operare un confronto di esperienze per individuare possibili sinergie".

 


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