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Giovani Italiani - Bamboccioni

Giovani italiani bamboccioni? Una possibile risposta

L’articolo del signor Claudio Rizzetto affronta da un punto di vista personale la situazione giovanile italiana. Vorrei però sottolineare che una generalizzazione del termine “giovani” non rende giustizia dei molti ragazzi che, ben lontani dalla descrizione fatta, si discostano dalle critiche che sono state rivolte loro dall’articolo, e in generale dalla società italiana.

Ed essendo io ancora una ‘giovane’ (secondo i canoni italiani ovviamente) ed essendomi quindi sentita presa in causa, mi permetto di scrivere la mia personale visione, senza voler ovviamente offrire una scusante per quella minoranza di giovani italiani che ‘vivacchiano’, dipendenti dalle tasche dei genitori.

Un confronto tra le vecchie e le nuove emigrazioni resta un tema molto difficile da trattare e io sarei più cauta nell’arrivare a facili considerazioni. Le difficoltà delle ondate di migranti del secondo dopoguerra sono state enormi, sotto il piano lavorativo, sociale e culturale, vittime spesso di stereotipi e di derisione. Ma non mi sento però di minimizzare le difficoltà dei nuovi emigranti, e le sofferenze delle famiglie che questi giovani lasciano in Italia.
Un periodo da trascorrere all’estero è una esperienza di maturità. I giovani d’oggi sono molto più equipaggiati di una volta e concordo quindi in parte con quanto detto dal sign. Rizzetto con i risvolti positivi di questa scelta.
Il problema è che, anche andando all’estero, “noi baldi giovanotti laureati”/e abbiamo sì la possibilità di maturare, ma al nostro ritorno ci troviamo di fronte la stessa realtà di quando siamo partiti, fatta di privilegi (altrui) e di porte chiuse (per noi).

 E anche se ritorneremo “rinvigoriti e con più esperienza” di sicuro non ci sarà data la possibilità di metterla a frutto. Perché, nonostante ci sia un gran bagaglio di novità positive che possono essere imparate all’estero e ‘importate’ nel nostro Paese, questi cambiamenti non troveranno spazio. E il perché è chiaro: perché mettono in discussione il ‘sistema Italia’, un sistema che più che in altri Paesi si basa su privilegi e non sulla meritocrazia. Chi spiega a noi giovani perché, solo per il fatto che non siamo nati negli anni ‘giusti’, dobbiamo vivere una vita instabile da precari sottopagati?

Se sacrifici in Italia devono essere fatti è giusto che siano portati avanti da tutti, e non solo dai giovani o da particolari categorie. E che queste nuove regole di gioco in ambito lavorativo ed economico valgano per tutti.
Il progresso del nostro Paese degli ultimi decenni ci ha permesso di essere molto più culturalmente preparati e coscienti delle nostre scelte. E questo anche perché abbiamo avuto modo di essere educati da un sistema scolastico, quello italiano, che ancora compie il suo compito formativo in senso lato. Se oggi i giovani (e non solo) si lamentiamo e si fanno sentire è perché hanno la spinta verso il cambiamento data dalla loro giovane età e non sono intenzionati a subire quelle che reputano iniquità. Noi abbiamo la possibilità di essere ‘studiati’, e il passo sociale e culturale in avanti compiuto dal nostro Paese (anche attraverso il sacrificio di chi ci ha preceduto con la valigia in mano) non è pensabile che venga rifatto a ritroso. Ed è qui che risulta inconsistente andare a comparare i giovani d’oggi con quelli di cinquant’anni fa, soprattutto se si pretende di farlo venendoci a giudicare attraverso una prospettiva vecchia di mezzo secolo.
Penso che i “giovani di allora”, se avessero avuto il nostro bagaglio culturale, l’avrebbero probabilmente pensata come la pensiamo noi adesso.

E non ho parlato di un passo indietro economico, per il quale anche i giovani (ma non solo) si devono impegnare a fare la loro parte.

Un sistema ‘Italia’ che per altro, come giustamente detto, sminuisce le professioni lavorative manuali. I giovani vengono considerati gli ‘snobbatori’ di questo tipo di lavoro, e in parte è vero. Ma andiamo alla base delle nostre scelte.  La nostra società si aspetta da noi un livello di istruzione alto (una maturità è ormai un requisito minimo). Anche un/a giovane che non ha molta voglia di proseguire gli studi viene quindi ‘spinto’ in questa direzione.  I nostri genitori e nonni, poi, sono felici e orgogliosi dei nostri traguardi e ci incoraggiano a continuare gli studi, e forse dovrebbero anche loro essere definiti “incuranti” del futuro tanto quanto noi. Lo stesso ‘sistema’ che ha quindi incanalato i giovani nella direzione ‘continuare gli studi’ adesso li demonizza e si aspetta che mettano in un cassetto il risultato di tanti anni di studio. E che possibilmente lo facciano in silenzio, senza tanto “piagnucolare”. Non sarebbe quindi meglio smetterla di colpevolizzare solo i giovani e invece cominciare a rivedere tutto il sistema alla base, magari lasciando più liberi gli adolescenti di scegliere il loro percorso lavorativo e rivalutando, soprattutto sul piano sociale, queste figure professionali manuali?
I giovani che migrano stanno offrendo all’Italia una possibilità di confronto e miglioramento. Non mandano indietro rimesse per ricostruire fisicamente il Paese, ma visioni e valori nuovi. Resta poi da vedere se voi, società italiana in senso lato, questi cambiamenti li accetterete. Se quindi sarete in grado di fare un passo indietro rispetto ai vostri privilegi acquisiti in favore di una società più democratica e meritocratica.

Noi giovani chiediamo una revisione più socialmente giusta dell’intera struttura sulla quale si basa la nostra società. E di non essere le sole vittime di un sistema che tutta la collettività italiana ha contribuito a creare.

Cordiali saluti dall’Inghilterra,

Claudia Bortolato

 

Cara Claudia, ne conosco tanti, ma te non mi sembra. Mi è piaciuto farlo attraverso il tuo scritto: pregnante, chiaro e di estrema attualità. Me lo ha girato il nostro mons. Canuto. Personalmente ho due nipoti che come te lavorano in Europa, uno ad Amsterdam e l'altro da te, a Londra. Chissà che non vi incontriate, perchè anche lui è un “pensatore” (che bada anche alla “sostanza”) come te.

Per favore mandaci anche una tua foto, così vediamo anche in volto chi ci “parla” dicendoci cose così interessanti. Grazie per la tua riflessione. Il coraggio e la testa non ti mancano. Auguri per una meritata realizzazione anche in Italia.

Con tutta cordialità

Riccardo Masini

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