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Dicembre 2008 - Giovani Italiani

L’EVENTO A ROMA DEI “GIOVANI  ITALIANI” Discendenti dei nostri emigrati

La prima “Conferenza dei giovani italiani nel mondo”, svoltasi a Roma nel dicembre scorso, è risuonata nella stampa come un Evento. E tale è stato infatti, essendo la prima volta dopo 133 anni (circa) di emigrazione italiana che, di comune accordo fra i governi italiani (un miracolo davvero), ci si mette in ascolto di questi giovani, o meglio dei discendenti di 2°-3°-4° generazione; ma anche dell’attuale mobilità umana, o nuova emigrazione, cioè giovani che continuano ad uscire dall’Italia alle dipendenze di aziende multinazionali, o per ragioni di studio al fine di crescere professionalmente e di averne pure gli effetti desiderati e non ottenuti in Patria. Sono stati 417 i partecipanti provenienti da 37 Paesi del mondo e 200 dalle regioni italiane.  Ad inaugurare l’evento è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’Aula della Camera dei Deputati, insieme con Gianfranco Fini, Presidente della Camera, di Renato Schifani Presidente del Senato e Franco Frattini ministro degli affari esteri. Grazie alla regìa del Sottosegretario agli Affari esteri Alfredo Mantica e di Elio Carozza Segretario del Cgie, la Conferenza si è svolta con piena partecipazione degli invitati, sia nelle sedute plenarie come nei lavori di gruppo.

Lo svolgimento della Conferenza è stato affidato a cinque Gruppi di lavoro con le seguenti tematiche: ”Multiculturalismo e identità italiana”, Lingua e Cultura”, ”Informazione e comunicazione”, ”Mondo del lavoro e lavoro nel mondo”, ”Rappresentanza e partecipazione”.

  Riteniamo di fondamentale importanza mettere in evidenza il risultato emerso dal Gruppo del ”Multiculturalismo e identità italiana”.Quest’ultima costituisce invero un autentico problema da affrontare e condividere con tutte le Associazioni, i Club, i Comites, in particolare la Consulta Nazionale dell’Emigrazione (CNE) e il CGIE (Consiglio generale degli italiani all’estero), in ordine alle rispettive finalità che intendono perseguire.

 Pur consapevoli che il concetto non è facilmente definibile, siamo d’accordo che l’identità personale (non soltanto anagrafica), di famiglia o di Gruppo associativo, nasce dal bisogno di un senso di appartenenza, proprio dell’essere umano ed implica una certa coscienza di se stessi, ma anche degli altri. Non è un fatto compiuto ma un processo dinamico (movimento progressivo), che scaturisce da una scelta e si costruisce nella quotidianità attraverso esperienze vissute, condivise e trasmesse. Di questa identità fa parte anche l’italianità, di cui la veneticità è parte integrante, unitamente alla sua cellula vitale che è la trevisanità. (Naturalmente per i discendenti degli emigrati di origine veneta). Basti citare a riguardo la forte identità di molti discendenti italo-brasiliani e italo-mexicani.

E’ vero che questa identità si manifesta in molteplici forme corrispondenti ai differenti Paesi di emigrazione. Ma è altrettanto vero che alla base è immancabile un comune denominatore: fatto di valori umani fondamentali (in testa la famiglia), di cui è connaturale riconoscerne la radice nella storia bi-millenaria europea indubbiamente animata dal Cristianesimo. Le Missioni Cattoliche Italiane fra i nostri emigranti ne sono state un produttivo emblema. Non si capisce pertanto il motivo per cui, nel 1°Gruppo di lavoro, si è deciso di non includere la religione nel percorso che contribuisce al rafforzamento dell’italianità. Lo fa notare Valeria Davini, una dei tre giovani rappresentanti della regione lombarda. Sembra abbia prevalso a riguardo la presunta giustificazione che “il proprio credo è da considerarsi un diritto inalienabile ma non un elemento senza il quale l’identità degli italiani all’estero non esisterebbe”. E qui sembra riflettersi un certo tipo di mentalità ”secolarista” della maggioranza delle terze generazioni, per le quali la religiosità è soltanto un affare privato e soggettivo. Anche le relative richieste del diritto “ius sanguinis” della doppia cittadinanza dovrebbero corrispondere alla suddetta identità, insieme però a quella cultura e lingua italiana che dovrebbe essere impartita dagli addetti Istituti, oltre che nelle rispettive famiglie Concordiamo con i giovani italo-canadesi, soprattutto quelli di Montreal che parlano tre lingue (compreso l’italiano), testimone Sonia Benedetto, che il blog internet del Ministero diventi ”un vero e proprio portale dei giovani italiani nel mondo”.Ne è stato concorde l’italo-argentino Marcello Carrara, esperto in network, di origine trevisana. In questo contesto soprattutto anche le relazioni commerciali e professionali diventano importantissime al fine di raggiungere vantaggiose finalità, problema quest’ultimo affrontato nel Gruppo ”Mondo del lavoro e lavoro nel mondo”.Significative e meritevoli di attenzione da parte delle nostre Associazioni sono state le riflessioni e richieste del Gruppo ”Rappresentanza e partecipazione”.Ne citiamo una (riportata da P.Luciano Segafreddo sul Messaggero di s.Antonio), per chi ha orecchie da intendere: ”Pur riconoscendo l’importanza delle associazioni tradizionali, ha sottolineato Carmelo Pignataro, residente in Germania, esse non sono in grado di rispondere alle nostre esigenze e attese”.Motivo per cui stanno sorgendo nuove modalità di aggregazione con reti interprovinciali e regionali, aperte a quanti sono di origine italiana ma anche ai simpatizzanti. L’associazionismo italiano, infatti, sta vivendo necessariamente, nelle nostre comunità all’estero, una fase di transizione e di trasformazione. Motivo per cui tra le richieste è emersa la modifica della legge 383/2000, già presentata dall’on. Narducci, sulle associazioni di promozione sociale, per estenderla alle associazioni italiane nel mondo. A conclusione, pur apprezzando un tale evento (di cui faremo tesoro) ci viene spontaneo chiederci: ” Quale rapporto di collaborazione c’è stato, in preparazione all’Evento, (compresa la scelta dei giovani delegati), fra le “tradizionali” Associazioni e i promotori della Conferenza, se la maggioranza di queste ne è stata informata soltanto dalla stampa? ”Quale importanza si dà alla storia di tali organismi associativi, compresi i Centri Culturali Italiani e i Club, al fine di un avvenire fedele alle radici culturali giustamente proclamate e rilanciate”?

Canuto Toso


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