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40° dell'ATM: che STORIA

40° del’ATM: che STORIA

LE NOTE che mi appresto a scrivere mi riportano indietro di 40 anni, quando avevo i capelli neri e un'altra età. Ero ancora un "giova­notto, ma avevo già una famiglia formata e un'esperienza all'estero trascorsa in Svizzera.

L'Associazione, agli esordi, mi catturò. Con don Canuto che mi ha subito trasferito i suoi entusia­smi. Sta di fatto che sono ancora qui, a condividere il raggiunto 40° di Fondazione. E a scriverne.

Dunque, la Trevisani nel Mon­do ha infilato la tappa dei suoi 40 anni di vita. Un traguardo vincen­te, che ha già nei "garretti" la spinta della ripartenza.

L'Associazione è sorta nel 1973 dall'esigenza sempre più pressante di coprire un vuoto di colpevole e secolare latitanza. E, da allora, gli emigranti hanno avuto molta più attenzione e con­siderazione.

LA "SCINTILLA" è partita da don Canuto Toso, inizialmente come precursore solitario, poi con un primo gruppo di pieno appog­gio, tra i quali il sottoscritto.

Inizialmente, gli strumenti a disposizione furono inevitabilmen­te artigianali, ma subito animati da un associazionismo di ispirazio­ne cristiana, rivolto al riscatto e alla promozione integrale dell'uomo. Molto presto, sullo slancio di questa carica interiore, l'Associazione si dotò di un proprio giorna­le che ha subito favorito i collegamenti in tutto il mondo, "entran­do" come un amico atteso nelle case Trevisane, dislocate sulla fac­cia della terra, e nei gangli istitu­zionali, sia in Italia che all'estero. Ma all'interno di questa dinamica migratoria non và dimenticato che esiste anche "il mondo che è ve­nuto a Treviso": gli immigrati. Gen­te come noi un tempo, di espe­rienze spesso affini, con gli stessi aneliti e talvolta brutali rifiuti. Che non sia altrettanto. Anche per analoga lezione di vita.

BUON COMPLEANNO TRE­VISANI nel Mondo, 40 anni è un'età associativa che consente di vedere alle spalle uno spazio di tempo ragguardevole, dentro al quale si sono succedute tante sto­rie e tanti fatti. E, nel contempo, con la maturità, si riescono a indi­viduare sempre nuovi percorsi. Basta sfogliare le pagine dei nostri giornali per riconoscere che di stra­da se ne è fatta tanta. Ma ciò di cui possiamo sentirci maggior­mente soddisfatti è di avere affer­mato, accompagnato e favorito il riscatto sociale, culturale e umano di tante donne e uomini che pur attraverso percorsi faticosi e non di rado dolorosi, si sono sudati nel mondo il loro salto di qualità.

LE NOSTRE SEZIONI (sono 180 di cui metà in Italia) sono una sommatoria di tutto questo. In questi 40 anni che hanno cambia­to il mondo, balza evidente il grande progresso che si è svilup­pato sotto mille bandiere, ma anche l'importanza che hanno i mezzi di comunicazione "in tempo reale", che hanno offerto nuove ma straordinarie possibilità di collegamento e di scambio.

ALLA PRESIDENZA si sono succeduti l'indimenticato cofonda­tore Piero Doimo, al quale si sono succeduti Ennio Toso, Roberto Bo­schi, Giuseppe Zanini per un quar­to di secolo di storia e di amico.

Da un anno, lo scettro dell'Atm è tenuto da Guido Campagnolo, che aveva preso ad amare l'Associazione frequentandola da tem­po. La stima su di lui è stata im­mediata, tanto che gli sono state subito affidate responsabilità ag­giuntive, vedi presidenza del Coor­dinamento Veneto e dell'Utrim.

Ma voglio ricordare, con com­mozione, anche l'amico carissimo Tiziano Daltin, pietra miliare della fondazione, reciso in piena attività da una sciagurata tragedia.

ECCO CHE, A QUESTO PUNTO, la Trevisani nel Mondo è una realtà ben definita. Si tratta ancora di una minoranza rispetto alla dimensione di un'altra Pro­vincia di Treviso che si ritiene sia sparsa nel mondo, oltre i confini naturali. Ma ci conforta una certa filosofìa della storia secondo la quale sono sempre minoranze, qualificare e coraggiose, ad antici­pare i cambiamenti della storia. Su questo solco si è depositato il seme delle persone che sono state le antesignane di questi pre­supposti. Tra questi i giornalisti di "Vita del Popolo" che hanno firma­to la costituzione dell'Associazione dal notaio, con un atto datato 26 aprile 1973, tra cui in primis l'ami­co Giandomenico Mazzoccato, og­gi scrittore di razza, e lo stesso indimenticato direttore del giorna­le diocesano don Giovanni Bordin che ha concesso la firma consen­tendo l'autorizzazione di pubblica­zione, anche accogliendoci sotto l'ala protettrice di Casa Toniolo.

ECCO CHE DENTRO DI NOI, con il tempo e gli eventi, si è consolidata una presa di co­scienza. Questa: che dobbiamo ri­cordarci, soprattutto, dei conter­ranei che vivono e operano all'e­stero, perché la nostra Associa­zione, con quel conclamato e so­lenne: NEL MONDO, sta ad indica­re esplicitamente che i protagoni­sti SONO LORO, il motivo per cui siamo nati e ci siamo, SONO LO­RO. Ben vengano, quindi, le inizia­tive a questo preposte. Con con­vegni, rivendicazioni, rimpatriate, gemellaggi, e ogni tipo di interes­samento e accoglienza. In cui si rimarca l'identità culturale e affet­tiva di appartenenza. Che non vuol dire affatto essere fautori di orticelli, egoistici e circoscritti. In­fetti abbiamo promosso e aderito ad organismi associativi regionali, triveneti e nazionali dove ci siamo dentro a vele spiegate e con com­piti di prima responsabilità.

MA C'È UN NUOVO TEMA che si colloca più che mai sulla cresta di un'onda sempre più inva­siva e dilagante: quello della mo­bilità giovanile, o nuova emigra­zione. Che si sta sempre più mani­festando, con figli e nipoti che se ne vanno anch'essi, perché è an­cora all'estero, oggi come un tem­po, che possono raggiungere il loro futuro. Ne sappiamo qualcosa noi in Sede Centrale che siamo subissati di richieste e interrogati­vi talvolta angoscianti; altrettanto i giovani del gruppo che hanno affrontato il fenomeno con appro­fondimenti, iniziative mediatiche e non solo, davvero encomiabili. È l'espressione in chiave moderna di tristi "riti" andati. Con status e sfaccettature diverse, ma pari- menti intrisi di conseguenze uma­ne e sociali. Mi ha colpito una scritta su un monumento al taglia­tore di canna in quel di Innisfail (Queensland d'Australia) che, scolpita sul marmo, recitava que­sta emblematica frase "UBI BENE, IBI PATRIA" (dove ti trovi bene, lì è la patria).

IN UN RECENTE CONVE­GNO ho sentito affermare che le associazioni hanno dato identità e storia a persone, alle quali erano legate. Ascoltarlo mi ha fatto veni­re i brividi. Soprattutto pensando che ciò è dovuto alla serietà di imporsi e all'impegno di lavoro delle associazioni. Ma, attenzione. I mattoni edificanti di questa no­stra grande famiglia che si chiama Atm, NON sono stati posti da per­sone cosiddette eccellenti, refe­renziate e riverite, che ci avvicina­no per lo più o unicamente per opportunismi di parte, se non per fregarci. Ho fatti alla mano. Nes­suno dei nostri capisaldi all'estero sono stati "tirati su" da queste persone. Dico: nessuno! I nostri "costruttori associativi" sono per­sone comuni, umili, semplici, ma interiormente ricche di quelle qua­lità che non si comperano al mer­cato, ma che derivano da doti umane. Doti come la passione, la solidarietà, l'amicizia.

SONO LORO LE VERE EC­CELLENZE.

È evidente, inoltre, che la causa richiede rinnovato smalto ed entusiasmo, e di conseguenza l'apporto di forze giovani. Il ricam­bio generazionale è un tormento­ne che investe tutto il mondo associativo. Ma, noi, non tremia­mo. I giovani li abbiamo. Sono qua. E con le maniche già arroto­late sopra il gomito.

UNA TREVISANI NEL MONDO, quindi, che in tutti que­sti anni si è data da fare insieme ai conterranei lontani, ma resi un po' più vicini. Da loro ci arriva spesso un Grazie. Che esprime gratitudine per ricordarli, per ri­servare ancora un po' di posto nei loro paesi, nelle nostre case, nei nostri discorsi, nei nostri cuori. Perché, anche se lontani, pensano ancora alla nostra amata terra tre­visana. E allora, assicuriamo, che la Trevisani nel Mondo è nel pieno della sua vitalità. Grazie di es­serci e di esserci stata.

Riccardo Masini

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