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40° dell'ATM: la parola al Fondatore mons. Canuto Toso

La Trevisani nel Mondo com­pie 40 anni. È calata dal niente nel 1973, a coprire un vuoto imperdonabile, colpevole di una latitanza istituzionale secolare, per immettersi sulla breccia di un associazionismo rivolto alla pro­mozione integrale dei conterra­nei emigrati. La immediata dota­zione di una testata associativa ha creato collegamenti e propag­gini in tutto il mondo e da queste "costole" si sono concretizzati un reticolo di sezioni, oggigiorno quantificate in 180 di cui 80 oltre confine e il rimanente nella Marca Trevigiana e in Italia.

L'ideatore di questa "rivoluzione planetaria" ha un nome ben noto don Canuto Toso, ora mons. Malgrado i suoi 82 anni suonati, lo troviamo in condizioni fìsiche e mentali che esprimono ancora smalto interiore e brillan­tezza giovanile. La sua storia? Brevissimamente. Il padre Canuto aveva il biglietto in tasca per emigrare in Argentina, ma morì qualche giorno prima della partenza, vittima di un incidente sul lavoro. Lui, in grembo di mamma Ida al momento della tragedia, da neo nascituro ne prese il nome. Crescendo, mani­festò subito la sua propensione al sacerdozio scalabriniano  (quello dedito all'emigrazione), ma anziché diventare seguace di mons. Scalabrini, complice una borsa di studio, fu dirottato al seminario di Treviso. Un "cambio di direzione" che, però non ne ha cambiato l'inclinazione di parten­za. Infatti, dopo essere stato sparviero solitario nelle contrade d'Australia e Canada, fondò la Trevisani nel Mondo.
Cosa significano queste celebra­zioni?
"Ci portano a constatazioni importanti, fra l'altro è da mette­re in evidenza la determinante importanza di fare memoria della storia dell'emigrazione italiana, in particolare triveneta, veneta e trevisana. Che sarebbe stata ignorata. Basti pensare alla sua omissione nei testi scolastici".
Infatti, solo le dirette testimo­nianze predisposte dall'Atm tra gli alunni, suppliscono a questo buco incomprensibile. Cosa ne pensi?
"Penso proprio a questo merito di penetrazione informati­va dell'Atm presso le aule pro­mosso dalla nostra Associazione, spesso in collaborazione con Provincia e Regione".
E la chiesa? Che ruolo ha avuto in questo contesto, come ha sentito il problema?
"Il vescovo, defunto, Antonio Mistrorigo, la prima volta che mi ha accompagnato (1979) in Canada a Toronto per l'inaugurazione di quella sezione si è espresso così: "benedetta questa associazione senza la quale io non avrei mai potuto venire a trovarvi". Con lui siamo poi andati in Brasile, Argentina, Uruguay, Australia. Cosa che ha fatto anche il suo successore Paolo Magnani".
Sezioni estere: quale la loro fun­zione?
"Rappresentano un vitale anello di relazioni socio-culturali, valorizzando in tal modo le tradi­zioni di origine e trasmettendole ai figli".
E che dire di quelle interne, una realtà unica tipicamente Atm?
"Preziose, perché intreccia­no i collegamenti con i compae­sani all'estero, promuovendo non poche "rimpatriate" e gemellaggi allo scopo di far conoscere ai figli i rispettivi paesi di origine. Queste sezioni, inter­ne ed esterne, sono state rese attive grazie alle incentivazioni di tutti e in particolare del dg Masini, con il quale sto parlan­do".
L'interessato fa sapere che "non vuole schiamazzi pubblici", tuttavia alla domanda di cosa abbia rappresentato anche nella sua vita di prete la Trevisani nel Mondo, risponde con franchez­za:
"Molto, di spirituale e umano. Soprattutto come orizzonte sacerdotale alla ricerca di una chiesa vista anche come diocesi di oltre confine. È stato il mag­gior tempo che ho impiegato in questi oltre 55 anni di sacerdo­zio".
Esperienze?
"Una sommatoria indimenti­cabile, che mi ha arricchito sia come uomo sia come prete. Probabilmente, è stata anche una grande inclinazione che mi ho portato dentro da sempre...".
Evidentemente, quel cambio di direzione da scalabriniano (mancato) a diocesano (realizza­to) non ne hanno alterato l'idea­le inclinazione di partenza. Anzi, fu la fortuna della chiesa di Treviso. E della Trevisani nel Mondo che, da allora, entrò nei cuori dei conterranei e fu di casa in tutti i continenti. Che, ora, da ogni dove, ingraziano mons. Canuto: con l'affetto e la profon­da riconoscenza che merita.

Riccardo Masini

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