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IDENTIKIT della TREVISANI NEL MONDO

Profilo storico.

E’ sorta nel 1973 con le prime adesioni raccolte a Griffith e a Melbourne in Australia a seguito di un viaggio tra gli emigrati di don Canuto Toso, allora giovane prete della Pastorale del Lavoro, che ne è diventato il fondatore. Tuttavia, la prima sezione ufficialmente inaugurata (con toni Sartor, originario di Onigo, primo presidente locale) è stata invece quella di Basilea, in Svizzera. Ad insediarla, con don Canuto, Masini e consorte, il prof. Piero Doimo, primo presidente centrale, lungamente emigrato in America latina.

Nel novero dei cofondatori in “ attività” anche Tiziano Dal Tin, che (aspetto non trascurabile) cura da sempre e con presenza settimanale in sede  l’aspetto pensionistico e di patronato in collaborazione con le Acli. Le fila di questo manipolo di “ costruttori” dell’associazione si sono mano a mano assottigliate, ultimamente con le dolorose scomparse degli indimenticati Lino Teofilo Gobbato (1993) e Piero Doimo (2008), il primo maestro di professione ma anche di vita, il secondo diventato raffinato e arguto rubricista del nostro periodico con il pseudonimo di “ Pikles” (dall’ispanico-argentino: piccante)

Dal 1985 è presidente Giuseppe Zanini, con impronta umana e manageriale cui va anche il merito di aver preservato l’Atm dai insidiosi coinvolgimenti politici di parte. In ossequio al pluralismo e alla apartiticità di ispirazione statutaria e che ne è stata la bandiera vincente .

Il primo numero della testata, omonima dell’associazione, ha visto la luce il 1° gennaio del 1974.

01 Gennaio 1974.jpg

Ospitati in una stanzetta di Casa Toniolo, don Giovanni Bordin direttore di Vita del popolo, prestò la firma. Così come alcuni giornalisti della sua redazione (poi diventati anche nomi molto noti: vedi Tino Giacomin e Giandomenico Mazzocato) si prestarono di siglare la fondazione dal notaio.

Il giornale divenne subito lo strumento di collegamento più atteso e più importante.

Qualche centinaio gli abbonati: 12 numeri all’anno per Lire 3.000 nei paesi europei e Lire .4.000  per quelli oltreoceano.

A metà strada, nel 1983, gli abbonamenti erano saliti a quota 7.000 con una lievitazione di costo che stabiliva lire 10.000 in Europa e lire 15.000 per via aerea. Compare anche la quota per l’Italia (Lire 6.000) che segna l’inizio di un fenomeno che è unico nel campo associativo del settore: quello del proliferare di sezioni ex emigranti nella Marca Trevigiana e di emigrazione interna presente in varie parti d’Italia.

Nel 1991 si registra un salto di qualità per l’editoria associativa: il giornale viene trasformato in rivista con pagina di copertina a colori. Oltre che nel “ colpo d’occhio” è arricchito anche nei contenuti. Piovono i consensi e le energie profuse dagli “ addetti”, sono ripagate unicamente, ma ….” lautamente” da questa soddisfazione.  

Nel 1997, gli abbonati sono pressoché raddoppiati (12.000) con altrettanto cospicuo numero di soci familiari e simpatizzanti. Una crescita avvenuta sui binari di un costante incremento di iscritti e il sorgere di nuove sezioni. Fenomeno “ strano”; ma incoraggiante, in quei tempi. Anche in quanto in netta controtendenza rispetto alle situazioni di crisi manifeste nel mondo associativo in genere In quel periodo, l’importo dell’abbinamento al giornale era di lire 18.000 in Italia, lire 23.000 in Europa e 33.000 oltreoceano. I soci versavano la simbolica somma di lire 2.000

Nel 2000 assistiamo all’avvento storico della nuova moneta e dalle lire si passa all’euro con assestamento che porta le quote di abbonamento al giornale: per l’Italia da L. 20.000 ad Euro 11,50, con l’Europa da Lire 25.000 ad euro 15,00, con l’oltreoceano da L. 36.000 ad Euro 20,00

Con marzo 2005 il giornale è diventato tutto dominio dell’iride: con colori vivacissimi e naturali distribuiti in tutte le pagine, a delizia dei lettori e a completamento di contenuti. Sempre importanti e sul filo di interessi e di crescenti apprezzamenti.. Con questo ulteriore salto di qualità la redazione, e per essa l’associazione, ha ritenuto di aver dato una risposta al proprio voler rendere il proprio giornale sempre più presentabile, all’altezza di qualsiasi situazione e confronto e, soprattutto, di aver fatto cosa gradita agli amatissimi e affezionati abbonati. Che, numericamente si mantengono su posizioni di confortante stazionarietà. 

L’azione della Trevisani nel Mondo è da intendersi sia individuale che collettiva ed eminentemente rivolta alla promozione integrale e umana dell’uomo in emigrazione, inteso nella sua centralità valoriale. Impossibile elencare l’attività di questi anni di cammino associativo, basti dire che si è proceduto sulla via di realizzazioni concrete, ostacolate da tanti piccoli-grandi problemi burocratici, economici, umani e sociali; ma che, alla fine, hanno prodotto, già nel 1976, con la prima Conferenza di lucerna, la legge quadro regionale che finalmente favoriva il rientro degli emigrati e tutelava chi restava, poi la legge sulla doppia cittadinanza che è da ritenersi una vera conquista benché sia rimasta ancora una sfilza infinita di proclami ed emendamenti racchiusi nel tomo di un volume dalla proporzioni impressionanti; pressioni a tutti i livelli sono state esercitate per la stipulazione di accordi internazionali fra nazioni, quasi sempre avvenuti anche se ancora lontani da un equo riconoscimento: la partecipazione (spesso con organizzazione propria) ad incontri, convegni o manifestazioni che fossero propaggine culturale, produttiva e umana di Treviso e del veneto nel mondo. Vedi: Bicentenario d’Australia, Parigi di Marca, Fiera di Liegi, Jmages of Treviso di New York, il made in Treviso di Toronto.  Quindi la partecipazione ad assemblee e convegno mirati, conferenze d’area mondiali e Consulte dei Veneti nel Mondo di cui due (Monastier 1992 ed Asolo 2007 prestigiosamente organizzate dall’Atm). Nel corso di questi “appuntamenti”, di ampio coinvolgimento e rilevanza, vengono approfondite e affrontate problematiche di settore con un importante lavoro d’insieme che fa tesoro di esperienze dirette.

Anello e linfa di questa intensa “ catena” di iniziative e il Seminario Formativo per i quadri dirigenti che da ben sette anni si svolge nella località climatica di Laggio di Cadore e che vede come qualificante conclusione una tavola rotonda aperta al Triveneto su argomenti di stretta attualità e attinenza.

Sono ancora molti problemi degli emigrati. Alcuni sono stati risolti, come il sacrosanto diritto al voto per quelli che hanno la cittadinanza, finalmente conseguito nell’anno di grazia 2006 dopo annose e serrate battaglie associative. Ma, per paradosso, questa esimia concessione è stata concessa soltanto per quanto riguarda il nazionale. Quindi, tagliando di netto l’ipotesi di una analoga facoltà a livello regionale ed è su questo aspetto che l’Atm ha subito concentrato i propri sforzi di rivendicazione per l’inclusione di questo importantissimo articolo nel pacchetto degli Statuti Regionali. Ciò, con azioni forti che sono partite da subito con un documento prodotto nel contesto del poc’anzi citato Seminario-Convegno di Laggio e quindi con le dovute pressioni in altri incontri e ambiti congeniali: vedi interventi ad hoc nella conferenza d’area di Basilea, organizzando un convegno nazionale a Treviso, nell’indirizzo di auspicio e saluto alla Consulta dei Veneti nel Mondo tenuta ad Asolo e attraverso la “cassa di risonanza” del nostro organo di stampa.  

La Trevisani nel Mondo ha anche intensificato i rapporti con gli altri organismi istituzionali sui quali convergono sensibilità e istanze comuni, quali la Regione Veneto e la Provincia nei confronti dei quali vice un solido rapporto di collaborazione, quindi con la Camera di Commercio e Fondazione Cassamarca, quindi aderendo anche all’Unaie (Unione Nazionale Associazioni Immigrati Emigrati)  e Utrim (Unione Triveneti nel Mondo) e facente parte nel primo organismo del direttivo nazionale e nel secondo come vicepresidenza triveneta. Nel novero pure la Migrantes

(emanazione della C.E.I.) e la Fusie (Stampa italiana con l’Estero) . .

Le sezioni dell’Atm (a tutto 2008) sono così distribuite: 17 in Brasile, 14 in Canada, 12 in Australia, 9 in Svizzera, 6 in Argentina, 2 in Francia, 3 in Venezuela, 2 in Germania, 2 in Belgio, 2 Stati Uniti, 1 in Lussemburgo, 1 in Uruguay, 1 in Sud Africa e 1 in Messico. In tutte: 74.  76 sono quelle della provincia comprensive quelle delle Comunità del Quartier del Piave (una ventina) che sono affiliate all’Atm. Anche queste, sono sempre in prima linea con iniziative informative e di aggregazione, nell’organizzare accoglienza, solidarietà e  rimpatriate mondiali e nell’erigere monumenti all’imperitura laboriosità di chi se ne è andato. Stessa cosa si può egregiamente dire delle sezioni del territorio nazionale che fanno parte della cosiddetta emigrazione interna e che sono quelle che fanno capo a Roma, Latina, Salto di Fondi, Arborea, Chieri, Torino e Olgiate Comasco. In pratica e conti alla mano, tra interne ed estere la Trevisani nel Mondo annovera ben 150 di cui, lo ricordiamo: 76 interne e 74 estere. Il dato è sorprendente e anche incoraggiante, perché se da una parte si registra una leggerissima flessione di iscritti in qualche sezione (dovuto all’inevitabile effetto fisiologico delle morti), dall’altra abbiamo un incremento di ben 11 nuovi e ulteriori insediamenti sezionali.. Il parametro di confronto è agganciato al 1997, un riscontro che la dice lunga sull’opera di divulgazione e di proliferazione che può nascere (e trovare spiegazione) solo da una semina resa fertile attraverso un operato corretto e credibile dell’associazione. Una parabola in ascesa che, oltretutto, avviene in netta controtendenza rispetto allo status generalizzato che, nel tempo contemporaneo, mette in sofferenza di crisi qualsiasi sistema o apparato associazionistico.

Insomma, una mappa che è reticolo di trevigianità e crescita umana e culturale nel mondo, un riscontro e una tappa importante nella storia della Trevisani nel Mondo. Che si è posta da subito al fianco di un fenomeno sociale ed esistenziale profondamente incarnato nella nostra realtà, cadenzandone gli aneliti e le rivendicazioni.  Sta di fatto che, dal 1973 (e sempre più) gli emigrati della nostra terra si sono sentiti meno isolati e hanno goduto di molta più considerazione .

  Riccardo Masini

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