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L'ignoranza della propria storia

A voi Giovani
“L’ignoranza della propria storia è fatale"

Interessante l’affermazione di Papa Giovanni Paolo II°, P. Graziano Tassello (scalabriniano, Direttore del Centro Studi di Basilea) ha citato al con­vegno dei giovani veneti promosso dalla Regione a Basilea in marzo 2007: “Nulla vi è di più inconsistente di uomini o gruppi senza storia. L’igno­ranza del proprio passato conduce fatalmente alla crisi e al­la perdita di identità dei sin­goli e delle comunità”.
Condividiamo l’attenzione di P. Tassello al fondamentale problema dei discendenti dei no­stri connazionali nel mondo, in­sieme con P. Luciano Segafred­do che nel Messaggero di S. Antonio (edizione estero) lo mette quasi sempre al primo po­sto.
Al Convegno di Basilea P. Tassello, invitò i giovani pre­senti a ricordare le grandi opere costruite dai nostri connaziona­li italiani nel mondo: in Europa, nelle Americhe, in Australia, nel Sud Africa.
A quale prezzo e con quan­te vittime!
I giovani partecipanti alla Giornata Mondiale della Gio­ventù a Sydney sono rimasti stu­pefatti di quella meravigliosa metropoli. In particolare dell’Opera House. Quanti nostri connazionali vi hanno contri­buito in questi anni! Trovando anche il tempo di costruire, a proprie spese, strutture pubbli­che come lo storico edificio del Marconi Club che ha ospitato in quei giorni centinaia di giovani. Pure l’accoglienza prestata a migliaia di giovani da parte delle famiglie italo-australiane è stata indubbiamente un evi­dente segno di quella cultura di valori, che i nostri connazionali hanno esportato e integrato nel­la società australiana. A confer­ma di quanto sopra, citiamo l’autorevole riconoscimento dell’arcivescovo di Canberra, rivolto agli italiani, in occasio­ne del tragitto “Fiaccola della Pace” in preparazione alla Gior­nata Mondiale della Gioventù di Sydney: «Senza gli italiani l’Australia non sarebbe diven­tata quella che vediamo oggi. Anzi questo continente senza l’operato degli italiani sarebbe “incomprensibile”».
E allora, perché la maggio­ranza dei nostri figli sembra non interessata alla storia da cui provengono?.
Oppure ne sono coinvolti quando perseguono finalità pro­fessionali, economiche, istitu­zionali e politiche… Allora serve anche la doppia cittadi­nanza, magari senza conoscere la lingua italiana.
È soltanto l’interesse socio­economico che prevale in loro? Condividiamo a riguardo il commento di P. Tassello quando afferma che non sono ancora riusciti a comprendere in pieno le potenzialità della loro doppia appartenenza per il proprio av­venire e per la Comunità locale in cui vivono. Possedere due culture, essere “transfontalieri” tra una cultura e un’altra, è una ricchezza impagabile. Forse la spiegazione di questa titubanza sta nel fatto che non sono piena­mente consapevoli della vera cultura italiana, che spesso con­fondono con il calcio, la Ferrari, ecc..” (Messaggero di S. Anto­nio, Settembre 2008).
Anche le votazioni (pur ri­conoscendone un tardivo dirit­to) non di rado hanno provoca­to spartizioni, divisioni e con­flitti fra associazioni e le secon­de generazioni, quelle candida­te naturalmente, facendo venire meno quella prospettiva di fede­razioni associative con finalità di comune vantaggio; indipen­dentemente dalle spartizioni partitiche.
Riguardo poi al noto pro­blema dell'assenza dei discen­denti nelle rispettive associazio­ni, sembra che la responsabilità ricada sui Dirigenti che continuano ad esserne padroni. Nel­l'Assemblea del CGIE, tenutasi a Roma in dicembre 2007, in pre­parazione alla Conferenza mon­diale dei giovani, che si terrà a Roma nel prossimo dicembre, es­sendo a conoscenza della sud­detta realtà si è molto insistito affinché la Conferenza sia "dei" giovani e non "sui" giovani. "Per­ché" replica P. Tassello "è im­portante metterci in ascolto del­le nuove generazioni, e cogliere le novità che stanno emergen­do. È significativo infatti che ne­gli incontri preparatori, non sia­no stati i vecchi leaders ad im­porre le tematiche, ma siano sta­ti i giovani stessi a selezionare e indicare le priorità".
Motivo per cui è necessario (direi urgente) affrontare lo scot­tante problema delle nostre as­sociazioni e clubs, facendo una accorata ricerca sui motivi per cui la maggioranza dei nostri fi­gli non sono per nulla interessa­ti alla storia dei loro padri e non­ni, e soprattutto all'attività svol­ta finora dagli stessi mediante le rispettive associazioni.
Ascoltando taluni figli di Di­rigenti, sembra che non siano interessati perché le Associazio­ni tradizionali continuano a fare le solite feste che non rientrano nelle finalità e interessi dei gio­vani.
Pure Luciano Concila, nel periodico italo-argentino "Voce d'Italia", spiega il fenomeno "so­prattutto nella mancanza di af­frontare il suddetto problema da parte dei Dirigenti, prendendo coscienza che i giovani hanno idee, gusti e motivazioni diver­se dalle prime generazioni". Oc­corre pertanto avviare un dialo­go, una sinergia tra vecchie e gio­vani generazioni, invitando que­ste ultime a diventare inventori-protagonisti e non soltanto ese­cutori di chi non intende perde­re il potere dirigenziale.
Ecco allora alcune proposte-canali, suggerite da P. Tassello, integrate dalle esperienze associative trevisane) E fondamentale fare memo­ria del passato storico, per valo­rizzare le proprie radici, collaborando con quanti promuovo­no iniziative per l'insegnamen­to della lingua e della cultura italiana... Anche il nostro men­sile "Trevisani" potrebbe esser­ne di aiuto invitando i giovani stessi a corrispondere nelle ri­spettive lingue e secondo i loro specifici settori ...
Dobbiamo persuaderci che la lingua e la cultura vengono va­lorizzate soprattutto nel conte­sto di master, stages e mediante incontri, comunicazioni e scam­bi di esperienze tipiche della "nuo­va emigrazione" o meglio della mobilità umana. Quella che av­viene attraverso dirigenti, tecni­ci ed esperti delle multinaziona­li e la delocalizzazione di azien­de imprenditoriali e commer­ciali. Sono queste infatti le prin­cipali finalità che intende perse­guire il Gemellaggio Guelph (Ontario) con i Comuni della Ca­stellana trevigiana.
E necessario pertanto avviare una ricerca dei punti stra­tegici e di persone capaci di pro­muovere aggregazione corri­spondente ai loro interessi e attese specifiche... b) Un altro canale, non meno importante, è la valorizzazione dello stato personale dei discen­denti.. . facendone risaltare le ri­spettive qualità scolastiche e pro­fessionali... Insieme con quella cultura di valori che speriamo es­si abbiano appreso nelle rispet­tive famiglie. Quando i discen­denti coltivano una equilibrata integrazione fra le due culture sono gli stessi Paesi, in cui sono nati, ad avvantaggiarsene. Co­me è avvenuto in alcuni Stati del Brasile, dove i discendenti italo-brasiliani sono orgogliosi delle proprie radici storico-cul­turali. Così dicasi dei discen­denti italo messicani (di origine trevisana-segusinese) che, oltre a costituire una Sezione "Trevi­sani nel Mondo" a Chipilo (Puebla), sotto la guida del noto Ago­stino Coppe, hanno organizzato un Gruppo Teatrale chiamato "Chipiloc", con il quale hanno saputo integrare la storia dei loro antenati con la cul­tura locale, mediante canti-musiche-recite. A conclusione non è da meno, come incentivo, segna­lare la costituzione dell'Associa­zione Professionisti Veneti Ar­gentini, avvenuta a Mar del Pia­ta (Argentina), ad opera della Pre­sidente Virginia Beraldo, di ori­gine trevisana. In tal modo la professione stessa diventa me-diatrice di servizi e di cultura. Iniziativa presa in considerazio­ne, come modello, al Convegno dei giovani Veneti tenuto a Montevideo nel giugno scorso. Allora "Benvenute" le rap­presentanze di seconda e terza generazione, che fanno parte del Comitato Direttivo di talune nostre Associazioni in Europa, nelle Americhe, in Australia, nel Sud Africa e in Italia, per­ché con loro guardiamo con fiducia all'avvenire della nostra Associazione.
Canuto Toso


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