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Per il 40° di fondazione La Trevisani nel Mondo a Roma da papa FRANCESCO

Molte le assise rievocative per l'occasione del Quarantennale di Fondazione, tra queste anche la significativa visita a Roma da papa Francesco, anch'egli figlio dell'emigrazione. Vi sarà anche un contor­no di escursioni a siti di cui l'urbe è ricca e feconda. Tutto ciò per ri­cordare la molta strada che è stata fatta nel percorso associativo. Una "costola" infinita con cui si sono moltiplicate le sezioni nel mondo. Tante quante (160: metà e metà tra italiane ed estere) sventola nel vento della storia la bandiera di un quarantennale di fondazione che va colto anche come uno dei mo­menti atto a celebrare l'avveni­mento con la solennità che merita.

Le Sezioni? Sono tutte co­munità che in varia maniera con­tinuano a celebrare la storia in comune con il canale di costanti incontri e collegamenti. Forse non sono tanti i 40 anni a fronte dei 140 di emigrazione. Sotto questo aspetto la Trevisani è an­cora adolescente, soprattutto se guardiamo ai problemi mai com­pletamente risolti. Tuttavia l'ATM può anche dire di essere cresciu­ta, di essere stata punta avanza­ta nel grande iceberg delle mi­grazioni, anche considerando le molte migliaia di trevigiani che vi aderiscono e che ne sono affe­zionati. Un grande segno di ap­partenenza alla comunità di ori­gine, con uomini di punta anche nella politica e nella imprendito­ria a marcarne i tratti e a carat­terizzarne l'incedere. Tutti em­blemi della creatività italiana nel mondo ed esempi luminosi del riscatto sociale.

Ma, attenzione. Altrettanto meritevoli anche se meno fortu­nati, sono da considerare il mare di conterranei che si è mosso e si muove all'ombra della quotidiani­tà e talvolta delle difficoltà, con l'unica carta di credito della pro­pria onestà e della propria tena­cia. Basti pensare a quei nostri lavoratori che tanto hanno scava­to nelle miniere, popolato le fabbriche, coltivato campagne ab­bandonate e fecondato terre ver­gini, forato gallerie e innalzato città e aeroporti, bonificato palu­di. Spesso con largo tributo di salute, se non pagando con la vita. Sempre mandando a casa i propri risparmi e contribuendo alla rinascita del paese dissestato.

Tutta gente che ha lasciato tracce del proprio dolore, per uno strappo che è stato violenza per aver dovuto lasciare affetti e abitudini e affrontare senza arte né parte le durezze estreme di un ambiente spesso ignoto per non dire avverso, tutto da sco­prire e domare. Risulta che Tre­viso sia una delle province italia­ne che hanno dato il maggior contributo a questa causa: un tempo infoltita di disperati in cerca di miglior vita, oggi costi­tuita per lo più da gente affer­mata e forgiata nella Parte" del mestiere e dal temperamento che viene anche da una ben acquisita internazionalità del lavoro.

Su questo retroterra, intriso di fierezza ma anche di fatiche e sofferenze, è nata la Trevisani nel Mondo. Era il 1973, paladino a sparviero di questa grande idea: don Canuto Toso. Tuttora gagliar­damente sulla breccia, unico superstite dei fondatori-veri... Una Trevisani nel Mondo che in tutti questi anni si è data da fare finalizzando le sue attività alla promozione integrale dell'uomo, secondo la propria dottrina statu­taria. Anche se non sempre arri­vando come voluto e dovuto. Quarantennale vorrà dire occa­sione di verifica del cammino per­corso, ma anche motivo di rilan­cio per nuovi impegni ed entusia­smi. Anche di aggiornamento, impugnando in primis quel feno­meno crescente e sempre più invasivo e impegnativo che si chiama Mobilità Giovanile. Cioè quella Emigra-zione che è tanto vecchia quanto sempre Nuova. In quanto esistente e rinnovata da illo tempore.

Riccardo Masini

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