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Associazionismo Emigratorio

Sintesi intervento Atm all’incontro Unaie di Cà dei Cararresi

ASSOCIAZIONISMO EMIGRATORIO: TRA STORIA E SENTIMENTO

L’ambiente dell’emigrazione è un qualcosa che ti resta dentro.  E’ una fiamma che non si spegne, che ti lascia più umano e più ricco dentro. Ed è in questo grembo che sono nate le associazioni dell’emigrazione, per le quali non abbiamo mai finito di romperci la testa con approfondimenti di cui ci è congeniali tornare. Proviamoci ancora una volta.  Partendo dal Triveneto.

La storia del nostro Triveneto, ma anche d’Italia, si evidenzia a forti tinte con la Grande Emigrazione che ha preso corpo soprattutto a partire dalla metà dell’Ottocento: rivoli umani che sono confluiti nel fiume in piena di esodi di massa, che hanno avuto un corso disordinato e per niente assistito. Salvo l’avvento profetico di GiovanBattista Scalabrini vescovo, che assieme ad altri due “ moschettieri” dell’emigrazione primordiale (gli altrettanto “monsignori” Bonomelli e Colbacchin, ma anche un nostro monsignore, Canuto Toso ha fatto la sua parte fondando la trevisani nel mondo) ha consentito che questo universo di gente, per così dire allo sbando, venisse finalmente considerato.

* In questo forte intreccio esistenziale si sono mosse alcune “società di mutuo soccorso” di ispirazione diocesana e sono quindi entrate in scena associazioni a carattere regionale (in primis il “ Fogolar Furlan”) fungendo da iniziatrici di una nuova sensibilità, con appresso la stagione imperitura delle associazioni provinciali che hanno fatto da spartiacque incanalando il fenomeno emigratorio nell’alveo della promozione umana integrale e dell’aggregazione socializzante: della memoria e del riscatto.

Naturalmente, iniziative in tal senso sono sorte in tutta Italia, sia ad emanazione regionale che provinciale e, in questo contesto, sono confluite varie realtà unitarie. Vedi l’Utrim e l’Unaie, che raggruppano le emanazioni associative esistenti, promuovendo (L’Utrim come forza culturale e spinta ideale), varie iniziative culturali e conoscitive, con sintesi programmatiche che ci fanno sentire “ tutti fratelli di un’unica terra. Con versioni nuove, di fare cultura a vasto raggio con la trasposizione storica dell’Umaneisimo latino di ispirazione “depoliana” che attraversa l’essenza dei popoli. E con una Nuova Unaie, di impronta ”narducciana”, configurabile come espressione qualificata e unitaria, dai fermenti sociali e istituzionali, con anime che vengono da lontano, ma che si sentono vicine. Ecco che, valorizzando le proprie esperienze come fatto di “valore aggiunto”, l’Italia dell’associazionismo migratorio è ora capace di mettere insieme, nelle istanze comuni, una voce unica: qualificata e robusta, in grado di farsi sentire.

Sono stati molti gli stimoli e gli interessi che sono sortiti dall’incontro di Cà dei Carraresi promosso da Unaie-Umanesimo Latino-Fondazione Cassamarca con la collaborazione della Trevisani nel Mondo avente per tema “Italiani nel Mondo: associazionismo di rappresentanza e Umaneismo Latino”, per una nuova politica esistenziale che non è più quella dell’esodo e delle emergenze sociali. Ma che restano nella essenzialità umana, sociale, valoriale e culturale. Il voto regionale, ad esempio e tanto per andare al sodo, è un nodo da sciogliere assolutamente. Se non si completa il discorso nazionale (conseguito) con quello regionale (da ottenere) rimaniamo monchi. E’ una protesta che ha trascinato in tanto ormai, anche l’Unaie. Ma, a tutt’oggi: niente di niente. E l’”urlo” si ripete.

Altre argomentazioni di rilievo: l’inqualificabile piano di ristrutturazione delle reti consolari che equivale decimazione di questi riferimenti importantissimi. Aggiungendo disagi ei disagi. Se mai, esisteva la necessità di una bonifica di risanamento dell’esistente. Quindi l’impellenza di chiarire e definire l’esenzione Ici per la prima casa degli italiani residenti all’estero, per ora affidata unicamente alle interpretazione e agli “umori” dei comuni, quindi la scuola che ci chiede continuamente interventi e testimonianze con studenti e interessatissimi e attentissimi: ma quando la storia dell’emigrazione sarà inserita come materie di studio? Anche questo è un nostro “grido” inascoltato.

E vorrei ancora richiamarmi alla carta dei valori dell’associazionismo e ciò inerente al rispetto delle idee e delle persone con il conseguente riconoscimento del ruolo determinante ed “extra partitico” delle stesse: quelle della fondazione storica e nate dalla trincea dell’emergenza. 

Oggi, fortunatamente, molte cose sono radicalmente cambiate rispetto ad un tempo. Ma esistono ancora le pulsioni umane.  E non solo.

 Ecco che l’associazionismo diventa importante rilevatore anche di queste situazioni ed è capace di scoprire la dimensione di una sussidiarietà fatta di disponibilità dell’uno per l’altro e che fa sentire ancora più il senso di essere grande famiglia. In grande e in piccolo: con l’essere paladini dei diritti civili e umani a tutti i livelli, con il valorizzare il coraggio nascosto e il sostenere chi di bisogno. Con attenzioni per i giovani che hanno necessità di relazionare e di farsi sentire, ma considerando anche una “dimensione anziani” che sono il nerbo della nostra storia e che vanno rivalutati e inseriti nell’elenco dei benemeriti pionieri, aventi diritto a pieno titolo.

Un associazionismo che può anche voler dire guardarci attorno per verificare se tutti quelli in cui si imbatte, il nostro occhio, qualunque sia il colore della loro pelle o il volgo della pronuncia, abbiano per noi il sentore di “ quello che eravamo” e il volto dei fratelli.  Associazionismo vuol anche dire guardare dentro agli interstizi delle nostre coscienze per verificare quanto e come siamo coerenti con i valori a cui si ispirano i nostri statuti associativi: di fondamentale matrice, umana e cristiana.  E facciamo in maniera che questo incontro non sia solo un bel ricordo da portarci a casa, ma che rappresenti anche mattone deificante per la causa comune. Perché, nel mondo, siamo tutti figli della stessa terra. E anche di un ieri che va ricordato, vissuto e raccontato.

 Per fare migliore l’oggi. E percorribile il domani. Grazie e buon lavoro

Riccardo Masini

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