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Quella volta a Melbourne con Inno cantato dalla folla

ERCOLE BALDINI: IMPRESSIONI E RICORDI 

Il Premio “Rotonda di Badoere 2010", manifestazione ad alto livello nazionale rivolta al mondo del ciclismo nazionale nei suoi quadri dirigenti e operativi, organizzato da G.S. Badoere e U.C.T. Montebelluna, è giunto quest’anno al 20° botto della sua edizione e ha goduto quale ospite d’onore della presenza straordinaria di Ercole Baldini: uno dei rarissimi e mitici campioni del passato ancora in vita. La corregionale orchestra Casadei aveva composto per lui la canzone “Viva Baldini: il treno di Forlì” che è stata eseguita dal cantante Renzo Rostirolla con adeguato accompagnamento musicale.

Prima di arrivare all’incontro, Baldini (che era accompagnato dal figlio) era andato a Silea per fare visita alla tomba e alla famiglia di Angelo Coletto, l’indimenticato corridore-amico trevigiano scomparso.

Ragguardevole il suo curriculum: ancora da dilettante (1956) battè il primato mondiale dell’ora, nello stesso anno vinse il campionato mondiale di inseguimento e la corsa si strada alle Olimpiadi di Melbourne. Passato al professionismo è stato Campione d’Italia nel 1957 e campione del  Mondo e vincitore del Giro d’Italia nel 1958.

Passista possente, si affermò in diverse gare. Specie a cronometro. Un campione di stazza internazionale.

Lo abbiamo avvicinato - Congratulazioni, campione. Ci racconti qualcosa del ciclismo dei suoi tempi. Come lo ricorda ? – “Lo ricordo bene, anche attraverso le mie imprese. Il ciclismo della mia epoca non era molto differente da quello di oggi. Si andava in bicicletta allora come si va adesso. Anche le strade erano asfaltate come lo sono oggi. Le biciclette non erano di carbonio, leggere come adesso, ma potrebbero essere usabili anche ora.

Il popolo ai bordi delle strade è una componente tipica del ciclismo, ogni tempo” – Quindi, il ciclismo mantiene abbastanza origini e caratteristiche tradizionali. Ma cosa consiglia ai giovani che si accostano ad esso ? –  E’ uno sport molto duro, quindi un consiglio che vale per tutti è di prepararsi a sacrificarsi perché per fare ciclismo ci vuole fatica, bisogna accettare di farla e metterci una passione infinita. Solo così si fa risultato.  Tenendo presente che si tratta di uno sport alla mano, anche se oggi è un po’ trattato male .. ”A cosa allude, forse al problema -doping ? - “ Esattamente. Perché con i controlli per eliminare questo problema ne sono stati creati altri. I corridori del giorno d’oggi ne soffrono in quanto rischiano di essere condannati anche quando non è vero, anche quando sono onesti. E questo fa dispiacere, perché uno che fa tanta fatica e poi si vede portar via una medaglia o una maglia dopo tanti anni, non è certamente piacevole “ – Tuttavia, la piaga esiste e va sanata. Cosa consiglia, allora ? – “ Che si facciano i controlli subito e se c’è da punire uno lo si faccia subito” – La sua carriera è stata luminosa, ma non lunghissima. Peccato. Come mai ! – “ E’ vero. Come mai non lo so bene nemmeno io. Come non lo hanno saputo nemmeno chi mi seguiva. Sta di fatto che ho esordito con una baldanza in cui tutto mi era possibile, non facevo fatica e correre mi divertiva. Dopo qualche anno, invece, è cambiato qualche cosa ma non so che cosa, e ho cominciato a fare fatica..” – E si è fermato in tempo - “Ho insistito per tornare ad essere competitivo e trovavo dei giorni di grazia illudendomi di avere scoperto finalmente il bandolo giusto. Avevo dei giorni di luce e poi altri che tornavo ancora nel buio. E allora ho preferito di smettere. Avevo 30 anni “ – Dei suoi  anni d’Oro, cosa le è rimasto più impresso ? – Appunto, soprattutto un Oro: quello olimpico di Melbourne.Anche per un episodio. Ero sul podio e si aspettava l’inno nazionale. Che non veniva, perché non si trovava il disco. Ricerca frenetica e imbarazzo crescente. E diffuso. Ad un certo punto spunta una voce anonima tra le gente che intona Fratelli d’Italia. Dapprima timidamente, poi tutta la moltitudine italiana si unisce e crea un coro crescente che avanza come un’onda immensa: travolgente e commovente. Quel momento non l’ho mai dimenticato e mi vengono ancora i brividi al pensarlo. Tanto che, dopo tanti anni e nel rimestio delle mie rimembranze più care, quella persona che ha cominciato a cantare sono riuscito a rintracciarla. Sono andato a trovarla tornando a Melbourne, dove è stata fatta una grande festa, da allora siamo diventati amici e ci troviamo spesso“.

  Riccardo Masini 

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