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Pianezze 1 - Sintesi dell'intervento di Luciano Murer

Tra la fine del 1870 e il 1970, circa, ventisette milioni di migran­ti lasciarono l'Italia per trovare lavoro all'estero. Oggi, circa ses­santa milioni di persone di orìgine italiana vivono in paesi extra euro­pei e parecchi altri vivono in Europa: si può, quindi, affermare che il numero di persone di origi­ne italiana che vive fuori dall'Italia supera la stessa popola­zione italiana. Le persone di origi­ne italiana infatti rappresentano il 10% della popolazione francese, il 21% di quella Argentina e circa il 5% di quella statunitense...

... Nonostante tutto ciò, i libri di Storia non sempre trattano ade­guatamente il fenomeno emigra­zione a meno che non sia di tipo regionalistico; in effetti la realtà non è così. Gli storici dell'Italia descrivono l'emigrazione come la conseguenza di una industrializza­zione ritardata e limitata regional­mente, per cui l'emigrazione è stata sempre vista come un aspetto del "problema" del Mezzogiorno e come un movimento permanente di meridionali frustrati che si diri­gevano negli Stati Uniti industria­lizzati...

... Fino al varo della legge sull’'emigrazione del 1888, l'emi­grante era addirittura considerato un soggetto "pericoloso" e il con­trollo dei suoi movimenti rientrava in una normativa poliziesca di controllo di ordine pubblico, quel­la legge riconobbe finalmente la libertà di emigrare. Altrettanto fece poi la Chiesa nel 1900, quan­do Monsignor Bonomelli creò una specie di assistenza all'emigrante, seguita poi, anche dai socialisti, che crearono a Milano la Società Umanitaria.

Dal 1971 l'emigrazione dall'Italia è quasi del tutto cessata: il numero dei pochi espatriati è pari a quello dei rimpatriati.

Da paese di emigranti l'Italia dal 1980, si è trasformata in paese di immigrati: il consistente flusso proveniente dai paesi extracomu-nitari, ha iniziato da quella data a riversare un consistente numero di immigrati, che solo con la Legge del dicembre 1986 (la 943 - la cosiddetta "sanatoria") permetteva di regolarizzare tutti i soggetti entrati clandestinamente, ma una stima del 1988 dava presenti in Italia 800-900.000 stranieri, di cui sono 100.000 avevano provveduto a sanare la loro posizione.

Nel 1989 un'altra legge, la Martelli, fu emanata per consenti­re un'ulteriore sanatoria e per defi­nire i nuovi criteri di accesso, anche quella è andata disattesa.

Nel 1999, in base alle infor­mazioni delle questure locali, riportate dai giornali, gli stranieri presenti in Italia dovrebbero esse­re stati circa 1.925.000, di cui circa un milione non ancora rego­larizzato. E intanto il flusso è con­tinuo e drammatico - è quello clandestino. Quanti sono gli stra­nieri in Italia oggi? Nessuno lo sa!

Negli ultimi vent'anni le nostre comunità sono cambiate non solo perché il fenomeno migratorio si è invertito (l'Italia da terra di emigrazione è diventata terra di immigrazione), ma anche perché questo fenomeno ha messo in evidenza non più solo l'anda­mento dei flussi bensì i problemi della comunità nel suo insieme.

... Oggi l'emigrazione non è più, o forse non lo è mai stata, un unico soggetto omogeneo, bensì è molto complesso, ed in esso sono presenti componenti diverse fra loro e non assimilabili ad un indi­stinto "problema sociale"...

... L'integrazione, anche se vi sono diverse interpretazioni socio-logiche, dovrebbe essere quel pro­cesso graduale col quale i nuovi residenti diventano, nel rispetto delle loro identità spirituale e cul­turale, partecipanti attivi alla vita economica, sociale e civica e...osservanti delle leggi dello Stato ospitante...

L'interdipendenza, il confron­to, lo scambio e la posizione di parità sono elementi caratterizzan­ti per un modello socio-culturale di integrazione, quindi integrazio­ne nella pluralità.

Se si volesse, si potrebbe quin­di, progettare una piattaforma sulla quale costruire nuove strate­gie quanto più rispondenti ai biso­gni odierni, alle mutate condizioni socio-economiche, alle esigenze delle economie e dei mercati sem­pre più intraprendenti e globalizzanti.

Tener presente che l'emigrazio­ne e l'immigrazione hanno gene­rato comunità stanziali stabili, nella maggior parte dei casi, ben integrate nella società di acco­glienza.

Considerare la trasformazione degli equilibri politici ed istituzio­nali nel mondo e in particolare in Europa e la globalizzazione dell’'economia che impongono, oggi più che mai, di guardare ben oltre i confini della Regione e della Penisola.

Vanno ripensate al ruolo, alla composizione ed agli scopi delle associazioni, in funzione di nuove realtà emergenti.

Potenziare la collaborazione tra Regione e organi di Stato: la nuova società multi etnica ha biso­gno di un nuovo contesto e non di politiche frastagliate; ha bisogno di interventi e di politiche mirate, organiche e strutturate.

Valorizzare esperienze, poten­zialità e risorse, incentivare i rap­porti di scambio con i paesi d'ori­gine, possibilmente attraverso accordi interaziendali per affronta­ re nel modo più conveniente le esigenze che pone oggi la globa­lizzazione dell'economia.

Fare leggi semplici, chiare e di facile applicazione: la gente vuole sicurezza al di là del colore della pelle.

8) Modificare infine il rapporto di comunicazione, che deve essere veicolato in funzione della perso­na come entità umana e spirituale e non in base al colore della pelle o allo status o al ruolo che occupa.

La scuola: da un'indagine condotta su 900 giovani tra i 16 e i 24 anni, in occasione di una mostra fotografica organizzata a Padova, ben il 32% degli intervi­stati, dell'emigrazione italiana non sa nulla. Il 37% che sa qualcosa lo deve alla TV; il 22% ne ha sentito parlare a casa da vecchi e (barbo­si) parenti.

Fra quelli che ne sanno qual­cosa, con una serie di imbarazzan­ti strafalcioni e confusione, - è scoraggiante quel solo 10% di gio­vani che ne ha sentito parlare a scuola: la scuola forse ha l'obbligo di non far sapere la storia negativa dell'Italia? Così assistiamo a que­sta vendemmia di ignoranza...

... A tal proposito, un grande esperto in materia, era solito ter­minare i suoi scritti con queste considerazioni:

"Sono 3.000, sono arrivati, sono tutti sulla banchina, stanchi, affa­mati, con in mano il libretto rosso (che li bolla come analfabeti) o il "foglio giallo" che da qualche maggiore speranza; ma per tutti ora c'è la quarantena, una attesa lunga, snervante; e per alcuni - che prima di partire hanno venduto case e podere, o si sono indebitati per fare il viaggio - non è solo stressante ma è un'attesa angosciante.

Ognuno sapeva di trovarsi nelle condizioni di bussare alla porta di un mondo sconosciuto, che avrebbe accordato ospitalità a ciascuno, ma nessuno sapeva che piega avrebbe preso la sua sorte.

Avevamo impegnato una seria partita col destino: il gioco era aperto, ma l'esito della partita incerto.
L. M.


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