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33° di fondazione della sezione

Testimonianza da Valdobbiadene

"L'amicizia è il frutto della nostra attività"
Ogni periodo storico è portatore di un pensiero che, apparendo dominante, può facilmente essere accolto quale proposta risolutrice in rapporto alle difficoltà ed alle vicende che caratterizzano il corso di quel tempo. Tale situazione si rivela ancor più fuorviante se non accompa­gnata da un chiaro progetto organizzativo.

Qualcuno ha detto che le persone intelligenti imparano dalle proprie esperienze, ma quelle sagge imparano dalle esperienze degli altri. In altre parole la nostra vita, per quanto ricca e varia, è sola­mente una goccia d'acqua nell'oceano dell'esperienza del genere umano.

Trattando delle tematiche relative ai fattori responsabili della marcata flessione delle nostre sezioni, della striscian­te disaffezione al sodalizio, del disorientamento e, spesso della delusione di taluni, si omette un'analisi seria delle cause, additando, per colpe­vole comodità se no per cela­ta incapacità, fattori umani interni ai rapporti personali quali cardini essenziali su chi dovrebbe poggiare l'anda­mento associativo e la cresci­ta con una sana lungimiranza e una forte azione del corpo associativo.

Personalmente credo sia compito esclusivo quello indi­cato dell'A.I.T.M., quale struttura-madre, e quello delinea­to da ciascuna singola sezione nell'esercizio della propria autonomia, realizzare testi­monianze reali e palpabili, di cui la collettività debba esser­ne grata e per mezzo delle quali riconoscere l'assenza della nostra grande famiglia, la sua vitalità, la sua rilevanza sociale, il virtuosismo dei pro­pri uomini e lo slancio d'amo­re verso il prossimo, verso Dio, Patria e famiglia.

Ecco, allora, come il con­cetto di "amicizia" identificabi­le dall'originaria e dogmatica definizione, si evidenzia nel duplice aspetto della conse­guenza all'adesione e nei suoi effetti alla nostra Associa­zione.

Dobbiamo agire con "fer­mezza" (lo dice la parola stes­sa) viene da fermo, stabile, sicuro, non facilmente mo­dificabile e indica una condi­zione di stabilità: diciamo che mentre la fermezza è motiva­ta da benevolenza, al contra­rio è causata "purtroppo" da paura e insicurezza. Fermezza significa anche libertà di pen­siero e di parola; significa il coraggio di dire ciò che si pensa: anche noi abbiamo la pretesa della "libertà di paro­la", ma spesso ce ne manca il coraggio. La nostra natura non ci porta spontaneamente ad esprimere quello che sen­tiamo; il più delle volte noi diciamo quello che pensiamo che gli altri si aspettino da noi: noi immaginiamo quello che gli altri potrebbero pensa­re e quello che diciamo loro. Infine, parlando di fermezza, facciamo riferimento ad una forza morale.

L'uomo ha sempre guar­dato in alto per vedere il futu­ro, per cogliere nel firmamen­to i messaggi soprannaturali di un mondo migliore e quasi sempre, guardando il cielo, ha avuto la sensazione dell'immensità dell'universo e della grandezza trascendentale di ciò che ci circonda.

Ed allora è bene continua­re a sognare, ma anche il coraggio e la volontà di dare concretezza ai nostri sogni. Bisogna farlo con lo stato d'animo che è leale e sincero, con la determinazione e la convinzione che si riesca a trasformare i sogni in realtà, continuando ognuno il proprio impegno, la propria dedizione e la propria capacità.

Bisogna affrontare la real­tà con coraggio e la voglia di sognare un mondo migliore, quel mondo che concreta­mente, saprà offrire a molte persone meno fortunate di noi, la possibilità di tornare a sorridere.

L'occasione mi è propizia per ringraziare gli amici Pre­sidenti delle Sezioni provincia­li che hanno partecipato al 33° di fondazione della Se­zione il giorno 2 giugno. La vostra graditissima presenza ha fatto sì che i festeggia­menti abbiano dato il risultato che ci aspettavamo.

Il rappresentare e dimo­strare la grande partecipazio­ne, sia di soci, sia la presen­za di Autorità e di tanti Presidenti delle sezioni pro­vinciali, contribuisce a inserir­si in un ruolo di vitale impor­tanza alla tanto sospirata aggregazione e, particolar­mente per dimostrare alle Istituzioni Pubbliche la nostra vitalità al voler bene alla comunità a cui apparteniamo, ed a non far dimenticare quel­lo che a suo tempo abbiamo

contribuito per il benessere e lo sviluppo socio-economico del Veneto, particolarmente nei nostri comuni della Marca Trevisana.

Tanto per conoscenza, erano presenti 58 labari! Grazie ancora per la vostra amicizia che ricambio di tutto cuore.
Luciano Murer

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