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38° Assemblea Generale e Cansiglio

ASSOCIAZIONE TREVISANI NEL MONDO

> vita associativa della <

     SEZIONE DI VALDOBBIADENE

Si è conclusa il giorno trenta luglio la 38° assemblea generale, con temi importanti, inerenti all’attività del passato e riflessioni sulla continuità dell’associazione.

Dopo un’esauriente relazione da parte del Presidente Zanini e del direttore Riccardo Masini, sono intervenuti vari Presidenti, toccando argomenti molto significativi e importanti, particolarmente sul futuro amministrativo dell’associazione.

Domenica 31 incontro internazionale dell’emigrazione a Pian Consiglio.

La partecipazione da parte dei nostri associati è stata “ottima”, siamo riusciti, anche con la presenza d'alcuni soci della sezione di Crocetta del Montello e Cison di Valmarino, ad essere un gruppo di settantasette partecipanti. Il “lungo viaggio” ci ha costretto a fare due fermate, una per un caffè a V. Veneto e un’altra prima di arrivare a Pian Cansiglio per una buona merenda “alpina”.

Tutto si è svolto conforme quanto organizzato dalla Sede Centrale, grazie anche alla splendida giornata concessa da madre natura. Il rientro è stato ottimo con una fermata alla birreria al Borgo, per ristorarsi e consumare un’ulteriore “merenda alpina ben innaffiata da un ottimo prosecco valdobbiadenese”.

Anche quest’anno si è vista più partecipazione, in particolar modo da parte delle Istituzione Politiche ed anche da parte di tante persone che in passato “snobbavano” questo splendido incontro che è veramente un momento di aggregazione fra la “vecchia” generazione di emigranti e alcuni delle recenti.

Purtroppo, anche quest’anno, alcune sezioni non hanno aderito al pranzo organizzato dalla sede centrale ATM nella struttura all’uopo predisposta.  E’ vero che andare in ristorante è più comodo, ma è anche vero che lo stare insieme ci può dare la possibilità di conoscerci meglio e fare aggregazione e credo sia molto più interessante che andare per conto proprio.

Ci auguriamo che il prossimo anno quest'importante incontro trovi la totale adesione da parte di tutte le sezioni, di modo che dia la possibilità agli organizzatori di sviluppare e trattare tutta quella serie di problematiche necessarie affinché la manifestazione si concretizzi con più serenità, rendendo più facile anche l’organizzazione, che particolarmente deve affrontare un costo gestionale al di sopra delle possibilità finanziarie di questa nostra importante Associazione. Questa manifestazione è senz’altro un momento d’incontro e di festa, di gioia, di aggregazione e di ringraziamento attraverso l’Eucarestia, ma anche un momento per socializzare e scambiare pareri per migliorare il nostro modo di vita associativa.

Un sincero ringraziamento a Riccardo Masini e ai suoi collaboratori per la loro operosità e disponibilità organizzativa.

Cambiando argomento, credo sia interessante far conoscere alcuni dati storici sulle montagne del Cansiglio: leggendo una rivista edita da una banca locale, mi ha colpito l’articolo dal titolo “il bastimento del Cansiglio”. Il cronista Vittorino Fianca scrive: “chi sale al massiccio del Cansiglio, ha, fra le altre, l’impressione di montare su un grande bastimento diretto ad attraversare mari di secoli. Una nave di roccia che, attraverso i secoli, ha portato in salvo il popolo pedemontano nella vita quotidiana e nei momenti difficili. Durante le crisi economiche dove le risorse naturali del Cansiglio alleviavano i morsi della fame; durante le crisi politiche, i suoi rifugi offrivano scampo dai nemici e coraggio per la riscossa. Boscaioli, cacciatori, agricoltori, allevatori, artigiani del legno, cercatori d’erbe e frutti di bosco, sono altri passeggeri del gran bastimento, abitanti il “continente” Cansiglio emergente improvviso e provvido dalla pianura veneta. Il nome Cansiglio, potrebbe derivare anche dal latino “campusillus”, campusillo, campsillo, cansillo… una radura, un piccolo campo così come appare ancor oggi il grande prato, circondato dalle nere foreste di pini ed abeti.

Il primo documento che parla del Cansiglio (diploma di Berengario I del sec.X), chiamandolo Casillo o Campsilio, ed anche il secondo (Bolla papale di Lucio III del 1185) sembrano avvalorare quest'ipotesi e l’idea che il nome Cansiglio sia usato per identificare in primis la piana erbosa che risaltava nettamente nel cuore del manto forestale. Ma i tempi dei popoli che precedettero i romani, l’età romana stessa e l’alto Medioevo non hanno lasciato grandi tracce, ed anche quelle ritrovate nemmeno sono facili da decifrare. Testimonianze di preistorici abitatori emergono oggi dall’oscurità dei tempi negli scavi archeologici al Palughetto, in Campon; qualche moneta romana si è trovata in passato, ma sempre poche cose rispetto ad una sicura frequentazione antropica di molti millenni.

Nel Medioevo il Cansiglio fu proprietà dei Vescovi di Belluno e poi della Repubblica di Venezia, gelosa del suo “Bosco d’Alpago o Gran bosco da remi di San Marco”. Proprio alla Serenissima dobbiamo la cura del bosco e l’attenzione a quelle risorse preziose che la Repubblica ha sempre voluto tutelare, soprattutto per le proprie esigenze marinaresche. Dopo la Serenissima, anche l’Impero Asburgico protesse con regolamenti la sua risorsa boschiva, prima dell’unità d’Italia.

Una colonia di Cimbri proveniente dall’altopiano d'Asiago si stanziò nell’ottocento in Vallòrch, impiantandovi un villaggio di casette alpine ed una caratteristica produzione artigianale basata sulla lavorazione del formaggio e del legno.

L’apparato demaniale dello Stato comprende ora, due Regioni: il Veneto, con le Province di Belluno e Treviso, e il Friuli, Provincia di Pordenone che si contendono l’altopiano. La politica d'oggi, a specchio con quella del passato, sarà un elemento di forza o di debolezza?

Oggi sui ponti del bastimento Cansiglio il silenzio è maggiore rispetto al tempo passato; più rari, fatta eccezione per la domenica, sono i suoi viaggiatori, quasi scomparsi i lavoratori isolati, ma non è svanito il pericolo. L’arrembaggio alla grande nave ora viene da lontano, dallo smog e dalle piogge acide, dagli attacchi di una società industriale in cui, vinta la battaglia contro la fame ci avviamo a perdere quella contro il superfluo. Il nuovo diluvio, dopo la grande abbuffata, ci sommergerà di rifiuti urbani, industriali, agricoli, tossici, mortali…

Eppure, “come ogni madre”, esso costituisce al tempo stesso il rifugio e la norma, così in questo tormentato rapporto uomo-madre natura potremo ancora ritrovare la valenza motivazionale all’agire…se l’uomo lo vorrà.

Molteplici realtà importanti si potrebbero illustrare sulla piana del Cansiglio, ma, per ragioni di spazio, termino ringraziando il lettore per l’attenzione che vorrà dare a questo riassunto storico.

Luciano Murer

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