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Immigrazione, accoglienza, integrazione

     A.T.M. Sezione di Valdobbiadene

(non si va lontano chiudendo le porte al mondo)

             “Luciano Murer”

Immigrazione, accoglienza, integrazione: Sono tre aspetti, tre frasi di un fenomeno che da sempre ha segnato l’uomo disperato, l’uomo sconfitto, l’uomo che nella sua terra non intravede più vie di sbocco, non immagina neppure un futuro, essendo addirittura improbabile e fatiscente il presente e viene spinto a lasciare affetti, radici, abitudini, l’aria che ha respirato da quando è nato, e và, “nudo”, con il cuore che gli scoppia dentro, in cerca di un briciolo di fortuna, per non vivere come morto e non morire pur continuando ad essere vivo.

E’ una storia che clinicamente si ripete, coinvolgendo intere masse e che ha visto anche l’Italia protagonista nel passato di imponenti emigrazioni nei cinque continenti sino agli anni 1970.

Poi il fenomeno si è fortemente ridimensionato, la “fuga” si è per lo più limitata ai cervelli, alle intelligenze, anche se questo non è per nulla confortante, essendo per fin troppo noto che è attraverso i giovani talenti che si costruisce la storia e il futuro di un popolo. E così l’Italia, come altre nazioni, si è trasformata da paese d’emigrazione, in paese d’immigrazione, trovandosi di dover affrontare in maniera esponenziale, il problema dell’accoglienza prima e dell’integrazione poi, intesa quest’ultima come inserimento nel tessuto sociale. Certo l’accoglienza è il punto più delicato, lo snodo che dall’immigrazione può fare giungere all’integrazione: non è cosa facile.

Accoglienza significa, non aver più paura dello straniero, vuole dire allontanare la sfiducia nelle sue capacità, fugare quell’assurdo, considerarlo come “diverso”, solo perché appartenente a modelli etici, religiosi e culturali differenti, equivale a spalancare la finestra del cuore, tenendo presente che non si cresce e non si va lontano chiudendo le porte al mondo. I problemi non mancano e spetta a chi regge le sorti di una nazione, trovare le giuste politiche per risolvere o in ogni caso attenuare i variegati problemi che questi interminabili flussi certamente pongono alla collettività, per non stravolgere un sistema di vita fortemente radicato e potere fronteggiare quei nuovi scenari sociali e culturali che la consistente presenza d’immigrati disegna, ponendo grossi interrogativi non solo per il futuro, ma soprattutto per il presente. In realtà bisognerebbe dare una lettura del fenomeno migratorio che lo tratteggi tra le più significative espressioni del mondo globalizzato e come tale lo faccia comprendere, mentre le politiche attuali, a livello internazionale, affrontano il fenomeno immigrazione semplicemente tentando di contrastarlo invece di provare a governarlo, a gestirlo con una visione solidale che tenga conto, insieme alle varie situazioni economiche del paese ospitante, anche di quelle dei paesi di appartenenza degli immigrati.  In quest’ottica la loro presenza può diventare un’opportunità, piuttosto che una minaccia; la loro identità culturale ed etnica, un patrimonio da conoscere, comprendere e valorizzare. Sono valori che dovrebbero spingerci quasi naturalmente a tendere la mano ai nostri simili, a considerarli fratelli, sia pure nell’inevitabile stupefacente diversità. Sono valori che dovremo ricercare nuove regole del coesistere e stare insieme, perché l’uomo sia di aiuto dell’altro uomo, ma nello stesso tempo riconosca agli altri il diritto alla differenza. Improntare il nostro essere a questi valori significa prendere coscienza della necessità di armonizzare le molteplici etnie, sia pure nel rispetto delle varie identità, e predisporsi di abbattere le frontiere dell’incomprensione, del pregiudizio, del disprezzo e dell’indifferenza.

Ed in questo contesto, particolarmente in questo periodo che ci riguarda molto da vicino, in quanto appartenenti a paesi che si affacciano sul Mediterraneo, crocevia di storia, religione e civiltà; ma come ci poniamo noi Ex emigranti con la nostra A.T.M. nei confronti di queste problematiche di sconvolgente attualità, dal momento che i grandi valori della solidarietà e la tolleranza dovrebbero caratterizzare la nostra esperienza passata in emigrazione?

Una volta l’emigrazione era il sogno del domani. Oggi, è l’incubo del giorno dopo: l’Europa è sempre ligia sui regolamenti; ma non è mai reattiva di fronte alle sfide che la minacciano. L’Unione è già morta, cieca e sorda di fronte a un’invasione che rischia di abbatterla e Bruxelles ci lascia soli, con sole promesse! E’ l’Europa cieca e ottusamente egoista. Sta guardando indifferente alla fuga di disgraziati e criminali dalle coste della Tunisia, ma non si preoccupa che le coste dell’Italia cui approdano e approderanno, sono parte del proprio territorio e del proprio essere: non tenendo in considerazione gli appelli dei nostri Ministri.

Molto ci sarebbe da scrivere su questi argomenti, ma tralascio “diciamo” per questione di spazio”. 

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