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Una Storia non come tante altre

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A.T.M. Sezione di Valdobbiadene… (Una storia non come tante altre)

Questo racconto, lo ritengo interessante e molto importante, in quanto racconta la storia di vita vissuta da un nostro socio durante la sua gioventù, in tempi difficili, in cui si doveva allinearsi con gli eventi catastrofici della guerra negli anni trenta/quaranta e, oltre.

Armando Albanelli, nato a Bologna il 2 settembre 1921. – Nel 1938 si arruola volontario come elettricista nella R. Marina, presso le scuole C.R.E.M. di San Bartolomeo a La Spezia.

Finito l’anno di corso, a poco più di 18 anni, in quel tempo, imbarcarsi sui sommergibili, era qualcosa di diverso e di straordinario, gli piaceva l’idea dell’avventura e fu così destinato sul sommergibile Durbo che si trovava in quel momento a Rodi. Trasferito poi a Lero e dopo un anno di esercitazioni varie e di dura disciplina, finalmente rientra in Italia.

Il 9 giugno 1940 insieme ai compagni del corso, si trovavano con il sommergibile Durbo ad Augusta, arrivò l’ordine di partire; dopo 4 ore, il comandante, mentre navigavano in superficie, aprì una busta comunicando che da quel momento l’Italia era in guerra con la Francia e l’Inghilterra. Fino il giorno 16 giugno non accadde nulla, si trovavano sotto costa Tunisina, improvvisamente videro un caccia francese, lo attaccarono e lo colpirono. Dopo l’attacco, furono costretti a immergersi a causa della reazione di un altro caccia nemico; rimasero immobili ad una profondità di 70/80 metri. Passato il pericolo, il sommergibile riemergeva e continuarono per altre quattro missioni. Completato questo ciclo, rientrarono ad Augusta.

Ripartirono l’otto di ottobre, subito dopo un bombardamento aereo inglese, in direzione Gibilterra. Il loro compito era di segnalare l’ingresso di convogli nemici sul Mediterraneo, ma non di attaccarli, anche perché sarebbe stato impossibile visto il numero di navi ed aerei che li scortavano. Il giorno 18 ottobre alle ore 9.00, sentirono due esplosioni molto vicine al sommergibile, era uno  "Sunderland inglese"; in quel momento il mare era calmo e stavano risalendo a quota periscopio, certamente erano stati avvistati dall’alto. Le esplosioni danneggiarono la camera di lancio ed un serbatoio della nafta così cominciò a fuoriuscire. Arrivarono due caccia inglesi e iniziò il lancio delle bombe di profondità, continuarono a scendere e salire dai 40 a 80 m. e poi fino a 140/150 m..- Tutti rimasero al loro posto con le sole lampade portatili, finché cessò il lancio delle bombe, “tanto sapevano che ormai non potevano più scappare”.

Dopo varie problematiche all’interno del sommergibile e la torretta danneggiata irreparabilmente, verso sera la pressione interna era diventata quasi insopportabile, purtroppo a poppa del sommergibile nella camera di lancio siluri e nella sala motori cominciò ad entrare acqua, i motori elettrici non giravano quasi più, l’acqua continuava a salire, di conseguenza si riunirono tutti sulla sala di manovra: era la fine, dopo qualche istante di riflessione il Comandante ordinò di dare aria alle casse per risalire in superficie. Aperto il portello della torretta, non appena il primo provò a mettere fuori la testa, arrivò una raffica di mitragliatrice. A quel punto il Buon Armando si trovava nel quadrato ufficiali, cominciò a sorseggiare qualche liquore per far passare la paura, così fecero anche gli altri, mentre il direttore di macchina gridava:-saluto al duce, viva il Re, viva l’Italia. L’ufficiale di rotta riuscì infine salire in coperta ed a fare dei segnali con una torcia, cessarono così di sparare e l’equipaggio in fila cominciò a salire: il comandante diede l’ordine prima di uscire, di far sparire le due cassette con i codici e di aprire le valvole di auto-affondamento. Armando, eseguito l’ordine risali in coperta. Tutti si erano ormai gettati in mare e così fece anche lui; seppur buio, tutto era illuminato a giorno dagli inglesi; il caccia inglese era a circa 30 metri di distanza e aveva già calato delle corde per il recupero dei marinai. Iniziò così per il “nostro Armando” la prigionia, prima in Inghilterra per un periodo di 18 mesi e poi in America del Nord per altri cinque anni. (Per motivi di spazio, tralascio di raccontare la storia del periodo di prigionia).

Al suo rientro in Italia nel 1946, Armando Albanelli si stabilisce nella nostra Valdobbiadene: nel 1952 emigra in Australia, con un contratto di lavoro come Senior Work Supervisore di un'importante società inglese costruttrice di centrali elettriche, ponti, dighe e quant'altro. Nel 1958 rientra in Italia per un periodo di riposo e sposa la nostra concittadina Signora Francesca Rizzi, rientrando poi con lei in Australia per completare il suo contratto di lavoro fino alla fine del progetto delle sette centrali elettriche. Nel 1967 rientra definitivamente in Italia, contribuendo con le sue capacità e l’esperienza acquisita, alla vita sociale del paese. Ha avuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica, è stato assessore ai lavori pubblici del comune di Valdobbiadene, Presidente dell’Associazione Marinai in congedo, Presidente dell’Associazione Reduci di Guerra e componente della nostra Associazione Trevisani nel Mondo dal 1982.  Ora Armando alla soglia dei novant’anni, ricorda perfettamente tutto il suo trascorso di vita, nel bene o…nel male e festeggia con tanti amici i suoi due compleanni, - uno dei settan’anni di scampato pericolo della guerra e l’altro di nascita. Auguri di buona salute e tanti anni insieme alla sua consorte Francesca!

   L.M.

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